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La narrazione in gioco

Non riteniamo sia possibile formulare una definizione univoca di “narrazione”, tuttavia intendiamo attuare un percorso esplorativo anche se non esaustivo in merito a tale tema.
La nostra società è oggi invasa da numerosissime narrazioni attraverso la tv, i giornali, internet ed altro, nonostante ciò e, forse a causa di questo, abbiamo perso “la capacità di usare il potere delle storie per condividere la saggezza e per costruire un senso della comunità realmente significativo”. Abbiamo talvolta smarrito la consapevolezza che al centro della narrazione “autentica” vi è la capacità di scambiare esperienze, e non la frammentazione e l’omologazione della comunicazione.
Moltissimi autori hanno indagato quali relazioni esistano fra i processi di apprendimento, di comunicazione e la narrazione, pertanto opereremo delle scelte dettate dal nostro interesse primario per l’infanzia e la dimensione ludica.

Francesco Cerutti gioca al telefono e narra così se stesso

Jerome Bruner, uno dei maggiori studiosi di narratologia, ha approfondito il percorso della narrazione quale strada privilegiata per l’apprendimento da parte della mente umana, aprendo numerosi filoni di ricerca tuttora percorsi da molti studiosi. All’interno della narrazione egli ha individuato due scenari, uno dell’azione, l’altro della coscienza. In quest’ultimo emerge ciò che le persone coinvolte nell’azione sanno, pensano e sentono attribuendo alla dimensione psicologica un ruolo dominante.[]   

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