La narrazione in gioco

Non riteniamo sia possibile formulare una definizione univoca di “narrazione”, tuttavia intendiamo attuare un percorso esplorativo anche se non esaustivo in merito a tale tema.
La nostra società è oggi invasa da numerosissime narrazioni attraverso la tv, i giornali, internet ed altro, nonostante ciò e, forse a causa di questo, abbiamo perso “la capacità di usare il potere delle storie per condividere la saggezza e per costruire un senso della comunità realmente significativo”. Abbiamo talvolta smarrito la consapevolezza che al centro della narrazione “autentica” vi è la capacità di scambiare esperienze, e non la frammentazione e l’omologazione della comunicazione.
Moltissimi autori hanno indagato quali relazioni esistano fra i processi di apprendimento, di comunicazione e la narrazione, pertanto opereremo delle scelte dettate dal nostro interesse primario per l’infanzia e la dimensione ludica.

Francesco Cerutti gioca al telefono e narra così se stesso

Jerome Bruner, uno dei maggiori studiosi di narratologia, ha approfondito il percorso della narrazione quale strada privilegiata per l’apprendimento da parte della mente umana, aprendo numerosi filoni di ricerca tuttora percorsi da molti studiosi. All’interno della narrazione egli ha individuato due scenari, uno dell’azione, l’altro della coscienza. In quest’ultimo emerge ciò che le persone coinvolte nell’azione sanno, pensano e sentono attribuendo alla dimensione psicologica un ruolo dominante.[]   

Si dice che raccontar storie sia quanto più ci caratterizza come esseri umani. È arte antica e risponde a una necessità profonda. […] Dare forma di storia all’esperienza vissuta significava, allora come oggi, aver capito la necessità di dare ordine a quanto accade, conservarne la memoria, creare un senso di appartenenza.” [] Con queste parole Rita Valentino Merletti, appassionata studiosa e narratrice,  introduce il lettore nell’universo del “Raccontar storie” e considera  che, rispetto al passato, se oggi i luoghi del racconto sono cambiati, è importante che rimanga il desiderio di una comunicazione autentica e accessibile che permetta ad ognuno di riconoscersi all’interno delle esperienze umane.                                                                                                       In molti dei suoi saggi, l’autrice si sofferma a lungo sulla capacità e sull’utilità di saper raccontare anche in contesti diversi, sottolineando in modo particolare la realtà familiare e scolastica. E’ stato più volte constatato che la passione e la capacità narrativa degli insegnanti determina spesso una profonda trasformazione nel desiderio di apprendere degli alunni.  A tal proposito vogliamo ricordare la testimonianza di  un grande scrittore, Roald Dahl, il quale racconta di una sua insegnante che narrando opere della letteratura inglese, è stata all’origine della sua passione letteraria. “ Che divertimento per noi! Aveva quella speciale abilità di tutti i grandi maestri di far rivivere nella stanza quello di cui ci parlava. […] Il risultato, almeno per quanto mi riguarda,fu che già all’età di tredici anni avevo una conoscenza approfondita della grande tradizione letteraria […] Cara e dolce signora O’Connor! Forse è valsa la pena andare a quella scuola orribile solo per la gioia di godere dei suoi sabati mattina”[]
Nel corso degli anni si sono susseguite e sono state studiate diverse forme di racconto:  miti, leggende, fiabe, saghe, poemi, ed altro. Queste espressioni narrative nel passato avevano quasi sempre il carattere dell’oralità e, solo in tempi recenti hanno assunto la veste della scrittura.
Le storie agiscono nel profondo e vanno a collocarsi nel luogo dove i sogni e le fantasie del bambino forgiano la sua visione del mondo, la modificano quando è necessario, la arricchiscono” []costituendo dei nuclei fondanti per un equilibrato sviluppo fisio-psichico. In questa prospettiva un contributo fondamentale è stato offerto da Bruno Bettelheim che nella sua opera “Il mondo incantato” considera come la narrazione delle fiabe sia essenziale allo sviluppo psicologico infantile. Pur non intendendo, in questo scritto, considerare le profonde analisi effettuate anche in una prospettiva terapeutica, non possiamo non  concordare con quanto affermato da questo grande psichiatra “Come avviene con tutta la grande arte,  il significato più profondo della fiaba è diverso per ciascuna persona, e diverso per la stessa persona in momenti differenti della sua vita. Il bambino trae un significato diverso dalla stessa fiaba a seconda dei suoi interessi e bisogni del momento”.[]
Di lettura e arte aveva già parlato anche Maria Montessori sostenendo che “la maestra che legge dovrebbe essere un’artista […] l’udir leggere cose interessanti appassiona moltissimo il bambino”[]Anche oggi a distanza di molti anni cogliamo la verità di queste parole e sperimentiamo di come all’interno della narrazione la storia stimoli ma non imponga, narri senza dettare, inviti senza obbligare, il bambino partecipa ad un racconto che lo avvolge e lo coinvolge al tempo stesso.
Il raccontare talvolta diventa un “raccontarsi”, infatti anche colui che narra vive un’esperienza di cambiamento, come se la storia riscrivesse anche la persona di chi la racconta. Giuseppe Pontremoli, grande narratore e maestro nel suo libro “Giocando Parole” sottolinea che talvolta il termine “giocare” viene utilizzato come sinonimo di “vizio dell’ozio”, in realtà si tratta di “un’azione serissima e complessa” nella quale non si gioca con le parole ma si giocano le parole. Il Pontremoli maestro legge sempre storie ai propri alunni “ sussurrando e gridando, emettendo rantoli da moribondo e grida incontenibili di gioia, singhiozzi e risate, balbettando e cantando: infilando la voce nelle innumerevoli pieghe, negli anfratti dei personaggi e degli eventi. È un’attività di sconfinata complicità”.[]
Pontremoli entra nelle storie insieme ai bambini, e con loro si diverte a travestirsi un attimo prima da capitano, da lupo, poi da esploratore, vivendo innumerevoli esperienze in luoghi lontani, senza muoversi dall’aula. Questo insegnante ci ha fornito numerosi esempi e racconti di come la dimensione ludica sia propria della narrazione. Il narrare si rivolge alla fantasia e all’immaginazione di chi ascolta, attiva delle abilità e attua una reciprocità autentica.
Riteniamo interessante approfondire la dimensione ludica della narrazione attraverso l’opera di Gianni Rodari e Bruno Tognolini.
Gianni Rodari ha fatto del gioco, dell’umorismo e del divertimento l’orientamento fondamentale della propria opera lamentando spesso la noia e l’eccessiva seriosità della scuola. “L’idea che l’educazione della mente debba essere una cosa tetra è tra le più difficili da combattere”.“Raccontavo ai bambini, un po’ per simpatia un po’ per la voglia di giocare, storie senza il minimo riferimento alla realtà né al buon senso”. Il suo testo “Grammatica della fantasia” rappresenta ancora oggi, a quarant’anni dalla sua pubblicazione, un punto di riferimento fondamentale per chiunque voglia giocare creativamente con le storie e con i bambini. Molti dei giochi da lui proposti derivavano dalle tecniche proposte dagli artisti surrealisti francesi. Dai suo celebri “Il sasso nello stagno” e “Il binomio fantastico” sono derivate numerosissime proposte di giochi con gli oggetti,con le parole, con le figure  e con le storie. Il suo famoso “Cosa succederebbe se..” è stata la premessa di storie divertenti che hanno entusiasmato generazioni di bambini. Attraverso l’uso dei prefissi arbitrari (bis, arci, tri, dis, super, mini e maxi) ha trasformato parole usuali in termini creativi per storie singolari. Nel mondo della narrazione rodariana anche l’errore diventa creativo e l’indovinello una sfida cognitiva.
L’ago di Garda
C’era una volta un lago, e uno scolaro                                                                                       
un po’ somaro, un po’ mago,
con un piccolo apostrofo
lo trasformò in ago.
“Oh, guarda guarda –
la gente diceva-
l’ago di Garda!”
“Un ago importante:
è segnato perfino sull’atlante”.
“Dicono che è pescoso.
Il fatto è misterioso: dove staranno i pesci, nella cruna?”
“E dove si specchierà la luna?”
“Sulla punta si pungerà, si farà  male …”
“Ho letto che ci naviga un battello”.
“Sarà piuttosto un ditale”.
Da tante critiche punto sul vivo
mago distratto cancellò l’errore,
ma lo fece con tanta furia
che, per colmo d’ingiuria,
si rovesciò l’inchiostro
formando un lago nero e senza apostrofo.
Un’ interessante esperienza ludica di narrazione è quella che Rodari propone di realizzare attraverso gli oggetti che “offrono all’immaginazione un supporto molto più solido delle parole: si possono guardare, toccare, maneggiare, ricavandone numerosi suggerimenti fantastici; la storia può scaturire da un gesto casuale; da un rumore” []
Bruno Tognolini, molti anni dopo Rodari all’interno di un contesto narrativo come quello dei libri e della televisione [],  ha riproposto il gioco delle parole dette, lette, scritte e cantante. Partendo dalle proprie origini sarde, l’autore ripropone il ritmo delle preghiere, ninne nanne e filastrocche tante volte ascoltate durante l’infanzia, elaborando una musicalità originale. Le sue composizioni attraverso una sequenza ritmica ripetuta catturano il bambino in una dimensione narrativa che trascende le parole per giungere all’immaginazione e alla poesia. Ad alcune sue composizioni è stata riconosciuta una valenza “terapeutica”:
Contro il mal di pancia
Mal di pancia calabrone
Porta via il tuo pungiglione
Mal di pancia moscerino
Finirai dentro il vasino.[]
Nella storia di ognuno di noi la storia ha avuto un ruolo centrale, spesso i racconti e le storie che gli adulti ci hanno regalato quando eravamo bambini sono diventati parte di noi, quella parte più segreta e più cara alla quale nessuno vorrebbe rinunciare. Oggi noi, grati per il passato che abbiamo ricevuto e desiderosi per il futuro che offriremo, intendiamo fare nostro l’invito di Pennac :
“Signori bambini, se fossi in voi, la prima cosa che chiederei alla maestra entrando in classe al mattino sarebbe –Maestra, per favore, leggici una storia.- Non c’è modo migliore per cominciare una giornata di lavoro. E, al termine della giornata, l’ultima piccola cosa che chiederei all’adulto che mi sta accanto sarebbe: -Per favore raccontami una storia-. Non c’è modo migliore per scivolare fra le pieghe della notte. Da che mondo è mondo, e da che i bambini crescono, tutte queste storie scritte e lette hanno un nome molto bello: letteratura”  []

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s