Il gioco tramite materiale strutturato

             ESEGUITA DA:
             Brigada Silvia
             Leonardis Francesca
             Lomartire Vittoria
             Sidri Elisa
             Troiano Alessandra

Introduzione: Le funzioni del gioco nella ricerca psico-sociale e cognitiva.

 
Sin dall’antichità, gli educatori e i filosofi si sono rivelati consapevoli di come il gioco sia una dimensione privilegiata per la crescita del bambino. Gli permette di crearsi un universo parallelo rispetto alla realtà esperita ogni giorno, un universo il cui solo scopo è il piacere: in questo senso, il gioco può essere riferito alla teoria freudiana, secondo la quale, nel corso dello sviluppo psichico, si distinguono il principio di piacere e quello di realtà, l’uno in contrapposizione all’altro. Quando la realtà non è appagante, il fantasticare, manifestazione propria del pensiero primario od originale di qualsiasi esistenza, diviene la via privilegiata per rendere il mondo attorno a sé sopportabile, gradevole, in sintonia con il soggetto. A partire da questa semplice considerazione, si comprende quanto importante sia il gioco, perché mediante le attività ludiche, il bambino impara a gestire il mondo esterno, la realtà, filtrandolo con le armi proprie della fantasia.

Da molti decenni, diversi studiosi si sono interrogati sulla definizione di gioco e sono arrivati alla conclusione che, come per la pressoché totalità dei fenomeni antropici, una singola definizione non può essere data. Tuttavia,si è tentato di individuare taluni tratti comuni alle varie attività svolte dal bambino per chiarire meglio il concetto di gioco:

  • IMPRODUTTIVITA’: le attività che si svolgono non mirano ad ottenere determinati risultati, ma sono fini a se stessi. Le finalità sono intrinseche al gioco stesso
  • PIACEVOLEZZA: il gioco ha in se stesso un tornaconto emotivo: si dice che esso sia intrinsecamente appagante, proprio in virtù del principio di piacere con cui l’attività ludica si correla immediatamente;
  • SPONTANEITA’: il concetto di spontaneismo, in verità, si muove secondo due direttrici logiche e prassiche – cioè di azione-comportamento proprie del bambino. La prima deriva dall’evidenza secondo la quale in un gioco ci si impegna volontariamente, senza costrizione da parte del mondo esterno e, in particolare, da parte dell’adulto. Il bambino, in altri termini, gioca perché desidera giocare e, pertanto, l’adulto non dovrebbe interferire con le sue imposizioni e le sue regole con le attività infantili. Del resto, se è vero che il gioco è piacevolezza, perché sia godimento e al contempo occasione di rielaborazione progressiva della realtà è necessario che il protagonista assoluto delle proprie attività sia il bambino stesso, entro un orizzonte di spontaneismo che va a innestarsi nella teorizzazione di Neill. La seconda direttrice è data dalla conseguenza di quanto appena espresso: il bambino spontaneamente è impegnato nel gioco, poiché esso rappresenta per lui la via privilegiata e primaria di conoscenza e di rielaborazione del mondo esterno.
  • STACCO: il gioco interrompe la routine e si distingue da essa, pur inserendosi nel flusso delle attività quotidiane. Il presupposto di questa specifica dimensione è l’idea, mutuata dall’ambito teatrale, di script. Uno script è un’azione quotidiana che avviene identica a sé, ogni gorno. Il gioco rappresenta al contempo una di queste attività, è uno script che si mette in scena quotidianamente da una parte, ma mediante varianti creative dall’altra.
  • TRANQUILLITA’: assenza della preoccupazioni che nascono solo quando si agisce in vista di un risultato.
  • REGOLAMENTAZIONE: un bambino che gioca non è totalmente libero ma deve tenere conto di principi meccanici e fisiologici.
  • LIBERTA’: pur essendoci regole da rispettare, chi gioca ha ampia facoltà di manovra. Il bambino impara in questo modo sia quanto importanti siano le regole non solo per il gioco in sé, ma altresì per la vita di tutti i giorni, poiché il gioco è anche una via per apprendere la socializzazione, l’appartenenza a un contesto sociale (per esempio, l’essere inseriti nella realtà di un nido o di una scuola dell’infanzia). Al contempo, nondimeno, il bambino, sperimentando alcuni momenti di libertà – che sono possibili giacché il gioco è intrinsecamente creativo – scopre quanto le regole che permettono al gioco di essere giocato non siano rigide, universalmente date e ripetute sempre identiche a se medesime: ogni regola è frutto di negoziazione continua con la realtà sociale ed è flessibile. Il gioco, in questo senso, risulta centrale proprio perché permette al bambino di iniziare un processo di acquisizione progressiva di una mente flessibile.
  • INCERTEZZA: gli sviluppi e gli esiti di un gioco non sono prevedibili, non si sa come andrà a finire e cosa ne verrà fuori.
  • FINZIONE: si è usciti dalla realtà e ci si muove in un mondo fittizio.

2. Il materiale strutturato, una via per il disciplinamento della mente infantile

 
Una volta compreso quali sono le caratteristiche proprie del gioco, ci si può soffermare sugli elementi propri del gioco strutturato: il gioco, infatti, può essere pienamente libero e richiedere l’utilizzo, per la sua realizzazione, di materiale spontaneo – le sorelle Agazzi parlavano in proposito della raccolta di cianfrusaglie – oppure può avere una struttura rigida, fortemente regolativa, una struttura che abbisogna di un materiale fortemente srutturato.
Che cosa si intende con questa tipologia di materiale?
 
Si tratta di materiale da gioco i cui elementi siano legati tra loro da una precisa rete di relazioni. Ciò significa che all’interno di uno stesso tipo di materiale (ad esempio: blocchi di legno, tessere di una tombola o bastoncini), i diversi tipi di elementi che lo compongono stanno in relazione di uguaglianza o d’ordine o di simmetria, sulla base di certe variabili che li caratterizzano: la forma, il colore e le dimensioni. Il materiale strutturato, in questo senso, può essere studiato a partire da due prospettive fra loro correlate, pur rappresentando ciascuna l’esito di una specifica macro-teoria psico-pedagogica (e filosofica) indipendente. La prima è quella propria della teoria della Gestalt, secondo la quale il prodotto di un’azione – e qui l’azione è data dalla costruzione di un gioco – è più della somma dei singoli elementi che l’hanno costituita. Per esempio, con i blocchi di legno o il Lego® si possono costruire castelli, case, alberi in miniatura… L’esito è il tutto del prodotto finito e ciò che ne ha permesso la realizzazione è l’insieme, la totalità delle singole micro-azioni nelle quali si può scomporre l’azione di costruzione del gioco stesso. Ciascuna micro-azione, in sé, non è significativa e non ha senso, se non in vista del prodotto finale: la prospettiva della Gestalt è, innanzitutto, data dall’olismo, termine che indica l’interezza della realizzazione stessa. La totalità è sempre maggiore della somma della singole parti. Del resto, il riferirsi alla forma, al colore, all’uguaglianza e alla simmetria non può essere comprensibile prescindendo da un parallelo riferimento ai concetti gestaltici e, in particolare, alla teoria della percezione.
Il secondo orizzonte teorico di riferimento è, invece, il costruttivismo. Il Costruttivismo affonda le sue radici nella sintesi di Kant, nel razionalismo e nell’empirismo, dove si vede che il soggetto non ha un accesso diretto alla realtà esterna, e può solo sviluppare la conoscenza usando principi cognitivi fondamentali per organizzare l’esperienza
Uno dei primi psicologi a sviluppare il concetto di costruttivismo è stato Jean Piaget, il quale sviluppo una teoria, l’epistemologia genetica, valutando i diversi stadi cognitivi attraverso cui un ragazzo passa mentre costruisce un proprio modello del mondo: quanto qui si propone risente di questo specifica dimensione teorica. La distinzione fra le diverse tipologie di gioco che qui si propone in sintesi, difatti, trova la propria matrice proprio nelle riflessioni dello psico-pedagogista elvetico.

                        
 BLOCCHI DI LEGNO                    TOMBOLA                          BASTONCINI
La caratteristica del materiale strutturato è di presentare una struttura precisa, facilmente identificabile e predeterminata sulla base di poche variabili.
Lo scopo principale di questi giochi non è di suscitare
nel bambino comportamenti espressivi e comunicazioni personali attraverso un’elaborazione soggettiva del materiale di tipo fantastico, affettivo, bensì di permettere l’esercizio preciso e puntuale di certe funzioni propriamente cognitive.
 

3. Verso una classificazione del gioco.

Alla luce delle riflessioni piagetiane, il gioco si può, principalmente, suddividere in cinque tipologie differenti:
  1. GIOCO DI FINZIONE – SIMBOLICO: attraverso questo gioco, il bambino riesce ad immedesimarsi in ruoli nei quali, attraverso una componente empatica, può condividere e comprendere comportamenti ed emozioni che nel suo ruolo attuale di bambino non riuscirebbe a sentire propri.
Questo gioco, anche se può essere giudicato banale e senza uno scopo, è molto importante per la funzione catartica rivestita. Esempi di gioco di finzione sono la bambina che si mette le scarpe o le collane della mamma con la quale si identifica, oppure si immedesima nel ruolo di madre mentre dà da mangiare alla figlia (spesso rappresentata da una bambola o un peluche), il bambino che si finge idraulico o meccanico.
 
  1. GIOCO CREATIVO-ESPRESSIVO: è il gioco che più comunemente viene chiamato “pittoreo-scultoreo”, e di questa tipologia fanno parte quei giochi che permettono al bambino di esprimersi liberamente, senza limiti o divieti. Esempi di questa categoria sono l’utilizzo del Das o del Pongo, la pittura su muro, i disegni liberi, il modellamento della creta.
                
  1. GIOCO CON REGOLE: di questa tipologia fanno parte tutti quei giochi in cui il bambino è vincolato da regole che guidano lo sviluppo corretto dell’attività in atto. Si può subordinare a questa categoria quella dei giochi sportivi, fondati su precise regole. Appartenenti a questa categoria sono Mago di ghiaccio, Nascondino, ed altri.          
 
  1. GIOCO DI COSTRUZIONE: con i giochi di costruzione, il bambino riesce ad esplorare e potenziare le sue abilità cognitive, di logica e apprendimento, poiché con il materiale a sua disposizione, deve spesso giungere ad un prodotto finale (come ad esempio per i Lego, il creare una casa o una torre), e perciò deve essere capace di assemblare parti diverse per dimensione, colore e/o forma. Questa categoria è strettamente collegata al materiale strutturato (vedi pagina 3), del quale riportiamo alcuni esempi:

   


          
     
 
                
 
                 
Materiale strutturato come:
  1. STRUMENTO DI CONOSCENZA
I giochi finalizzati costituiscono un importante strumento per conoscere il livello delle capacità raggiunte dai bambini, per verificare in che grado certe abilità percettive, logiche, linguistiche sono state acquisite dal bambino.
 
  1. INDIVIDUAZIONE DEI PROCESSI COGNITIVI
I giochi finalizzati assumono un altro scopo importante per l’educatrice: costituiscono un’occasione per individuare i procedimenti cognitivi che il bambino utilizza per rilevare gli aspetti in cui egli manifesta maggior difficoltà.
 
  1. INTERVENTI DI “APPROFONDIMENTO”
I giochi finalizzati possono costituire un’importante occasione per realizzare un intervento di “approfondimento educativo” (se il bambino è incerto, serve del materiale strutturato che lo stimoli maggiormente)
 
D. ACQUISIZIONE DELLE CAPACITA’ DI BASE I giochi finalizzati possono essere utilizzati nella scuola dell’infanzia per permettere al bambino di acquisire e di rafforzare quelle capacità di base necessarie per la scuola elementare.
 
I GIOCHI  FINALLIZZATI COSTITUISCONO UNO STRUMENTO FONDAMENTALE  PER L’ESERCIZIO  DI  QUELLE CAPACITA’ CHE, NEL RISPETTO  DEI RITMI  E DEI TEMPI  DI SVILUPPO DEL BAMBINO, SONO ALLA BASE DELL’APPRENDIMENTO DELLE ABILITA’ STUMENTALI CHE CARATTERIZZANO LA SCUOLA ELEMENTARE.

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