Arte, libri e gioco in Munari

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Bruno Munari (1908-1998) non è un pedagogista, ma un architetto, un ideatore dell’immagine.

In diversi suoi libri ha dedicato una parte al bambino.
Durante un’intervista, alla domanda “che cos’è un libro?” ha risposto che è un oggetto fatto con tannti fogli tenuti assieme da una rilegatura; il libro per Munari deve portare il bambino a sorprendersi, a scoprire qualcosa di nuovo e a sviluppare la curiosità. La conoscenza, secondo Munari, è sempre una sorpresa: se si vede quello che già si sa, non c’è sorpresa. Il libro è un “libro aperto”, nel senso che il bambino vede nelle pagine tutto ciò che vuole e può inventare, creare infinite immagini e storie.

 


Il bambino secondo Munari.

 
Secondo Bruno Munari il bambino compie un’esperienza artistica nei  primi anni di vita anche se questo non significa che deve avere capacità grafiche; il bambino, infatti, vuole ricercare nella natura e nella casualità la forma. Bruno Munari offre un’immagine ricca e articolata di bambino.


Il metodo.

 

Il suo metodo è possibile di modificazioni continue, in quanto il bambino offre input all’adulto: per Bruno Munari Qualsiasi adulto può essere educatore nel momento in cui lavora creativamente con il bambino. Il suo metodo è basato su alcuni punti fondamentali:

 

  1. Poiché i bambini sono tutti diversi fra loro, ognuno di essi avrà necessariamente una disposizione all’attività diversa; non è corretto, quindi, costringere i bambini a seguire un modello unico di comportamento;
  2. ogni bambino ha i suoi tempi d’azione: i tempi d’azione giustificano il fatto che si deve usare il metodo di Munari a condizione del fatto di essere interessati al processo e non al prodotto;
  3. Stimolare i bambini a fare, senza però dar loro dei temi già predisposti: spiegare al bambino come fare tecnicamente le cose e lasciare a lui la libertà di fare ciò che vuole seguendo la sua fantasia;
  4. l’adulto diviene modello tecnico, nel senso che il bambino lo imita. L’adulto dunque deve comunicare al bambino tramite la comunicazione;
  5. L’adulto aiuta ill bambino, lo corregge però solo per quanto riguarda il “come si fa”, non deve mai dare giudizio o fare una correzione sul lavoro eseguito dal bambino.

 

 

 

 

La progettazione di un gioco o di un giocattolo per bambini può essere affrontata in diversi modi: il più usato, è quello di progettare una produzione di giochi o di giocattoli basandosi esclusivamente sulle possibilità di vendita, di commercializzazione, senza preoccuparsi se questi giochi o giocattoli siano veramente utili alla crescita della personalità del bambino. Il mercato dei giocattoli chiede, per esempio, bambole consumistiche che cambiano vestiti, scarpe, costumi e ambienti solo per favorire il commercio e non per aiutare il bambino a crescere; per i maschietti, analogamente, all’interno della medesima tendenza all’educazione consumistica, le industrie del giocattolo prediligono fabbricare finti piccoli arsenali bellici o soldatini e giocattoli di fantascienza.
Quello che conta per i produttori è guadagnare sempre di più.
Un altro modo di progettare un gioco o un giocattolo è invece quello di considerare di produrre qualcosa che sia utile alla crescita individuale, senza dimenticare un giusto profitto per l’impresa.
Che cosa può essere utile?
Qualcosa che dia al piccolo delle informazioni che gli potranno servire quando sarà adulto, un giocattolo pedagogicamente costruito, poiché finalizzato alla crescita e proiezione sul futuro del bambino. Quello che un bambino memorizza nella tenera età, gli resterà poi per tutta la vita. E’ così che possiamo aiutare a formare individui creativi e non ripetitivi,Un individuo capace di capire ogni forma di arte, capace di comunicare verbalmente e visivamente.
A tre anni il bambino sta memorizzando il frutto delle sue esperienze sensoriali sull’ambiente che lo circonda.
I suoi recettori sensoriali sono tutti simultaneamente aperti: egli ha una sensazione globale dell’ambiente nel quale vive; incomincia a conoscere le forme e i colori delle cose, attraverso il tatto egli impara a distinguere le cose morbide da quelle dure, quelle lisce da quelle ruvide…
Egli non sa ancora i nomi di queste qualità, ma già le ha vissute nella sua quotidiana esperienza: è questa esperienza immersiva, coinvolgente e anteriore a qualsiasi codifica verbale e più genericamente linguistica a essere il fulcro dell riflessioni munariane, nella consapevolezza che la memoria sensoriale è base di ogni altra memoria, che l’attività cognitiva più elevata trova fondamento in ciò che è semplice e anteriore a ogni opera educativa formalizzata.
Nel cervello, infantile tutto è memorizzato per tutta la vita del soggetto. Al momento opportuno, a qualunque età, difronte a qualcosa di sconosciuto, cercherà una relazione con quello che sa, per poter capire.
Una giusta memorizzazione di dati, al momento opportuno, aiuta a vivere meglio, dà le informazioni utili al momento giusto. Un individuo creativo è un individuo completo: questa constatazione tanto semplice, che potrebbe persino apparir banale, porta Munari ad asserire che un designer quale lui è (architettura e arte convergono nel nostro Autore) può quindi progettare un giocattolo capace di comunicare al bambino quante più informazioni possibili: il giocattolo, così intriso di comunicabilità, di comunicazione di esperienzialità, si fa strumento per la formazione di una mente elastica e dinamica, indispensabile perché il futuro adulto non si areni all’interno delle mobili sabbie di una considerazione parziale della realtà. 
Una progettazione di questo tipo ha bisogno della collaborazione di alcuni esperti di psicologia, pedagogia, didattica, esperti anche di processi produttivi industriali per la produzione del giocattolo o del gioco per trovare il materiale più adatto e la tecnologia più giusta per giungere a un prodotto finito.
Occorre che il progettista sappia che cosa può e che cosa non può comunicare a un bambino di una data età. Dovrà essere così creativo, da progettare un gioco o un giocattolo che sia facile da capire immediatamente, che sia semplice da usare, che sia divertente piacevolmente colorato e in fine che lo capiscano anche gli adulti.
Il gioco o il giocattolo devono essere stimolatori dell’immaginazione, non devono essere conclusi o finiti, perché così non permettono la partecipazione del fruitore. Un gioco perfetto solo da ammirare, dimostra la bravura tecnica dell’autore ma poi stanca subito e non è educativo.
Jessica Daprati mentre sta giocando: la regola di utilizzo dei giocattoli è intuita dalla nostra compagna di classe
 
Il giocattolo ideale deve poter essere capito dal bambino senza alcuna spiegazione. Si può lasciare il giocattolo in mano al bambino e lui lo dovrebbe capire; anche se, spesso occorre spiegare questi semplici giocattoli agli adulti poiché, non avendo una mente elastica, restano bloccati e ciò determina un complesso di inferiorità.
Un esempio di gioco che ha incontrato molto favore nei bambini è composto da 60 foglietti di materia plastica trasparente incolore del formato 15X15. Ognuno di questi foglietti porta stampato in un colore diverso un?immagine di una possibile composizione ideale: un albero, delle nuvole, la pioggia, la neve, il sole ecc. Tutte queste immagini possono essere combinate per sovrapposizione. Il bambino, di fronte a questi foglietti, capisce subito cosa si può fare e lo fa senza che nessuno gli dia spiegazione. Prima farà composizioni logiche, poi si divertirà a fare composizioni assurde.

 

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