Diritti dell’infanzia e diritto al gioco

I DIRITTI AL GIOCO

 

Il 6 gennaio del 1920, su iniziativa del Comitato Internazionale della Croce Rossa, venne fondata a Ginevra l’  ” unione internazionale della Croce Rossa”, che adottò la dichiarazione dei diritti dell’infanzia. Questo testo venne preparato da Elegantine Jebb, una dama della  Croce Rossa che, nel servizio che aveva prestato durante la prima guerra mondiale, era stata molto colpita dalle sofferenze inflitte dalla guerra ai bambini. Elegantine Jebb aveva quindi pensato che fosse necessario affermare alcuni diritti fondamentali propri dei bambini.

In genere si pensa che il gioco sia un’attività futile e superflua, un “passatempo”.

In realtà non vi è nulla di più serio del gioco, soprattutto per i bambini. Basta osservarli per comprendere quanto impegno ci mettano nel risolvere i mille piccoli e grandi problemi che il gioco comporta. Il bambino sano che cresce bene, quando non dorme, gioca per lui giocare significa vivere. Ogni occasione è buona, ogni oggetto si presta, anzi costituisce una vera e propria provocazione a giocare. È un equivoco pensare che per giocare ci vogliano i giocattoli, anzi, se sono troppo sofisticati, possono essere d’intralcio. Molti bambini non ne hanno mai visto uno eppure non per questo rinunciano a giocare. Più importante  è la situazione che si deve creare perché il bambino si abbandoni al piacere del gioco, non tutti i bambini però si sentono liberi di questo loro diritto, non tutti i bambini vedono il mondo a colori.

 

 

 

L’Assemblea approva la dichiarazione dei diritti del fanciullo, comunemente nota come la Dichiarazione di Ginevra, ed invita gli Stati membri della Lega a seguirne i principi nelle attività per il benessere del fanciullo. Secondo la presente Dichiarazione dei diritti del fanciullo (Dichiarazione di Ginevra), uomini e donne di tutte le nazioni, riconoscendo che l’umanità deve offrire al fanciullo quanto di meglio possiede, dichiarano ed accettano come loro dovere che, oltre e al di là di ogni considerazione di razza, nazionalità e credo:
-Al fanciullo si devono dare i mezzi necessari al suo normale sviluppo, sia materiale che spirituale.
-Il fanciullo che ha fame deve essere nutrito; il fanciullo malato deve essere curato; il fanciullo il cui sviluppo è arretrato deve essere aiutato; il minore delinquente deve essere recuperato; l’orfano ed il trovatello devono essere ospitati e soccorsi.
-Il fanciullo deve essere il primo a ricevere assistenza in tempo di miseria.
-Il fanciullo deve essere messo in condizioni di guadagnarsi da vivere e deve essere protetto contro ogni forma di sfruttamento.
-Il fanciullo deve essere allevato nella consapevolezza che i suoi talenti vanno messi al servizio degli altri uomini.
In virtù di quanto affermato sopra, diverse carte testimoniano che c’è stato un notevole sviluppo del pensiero sull’importanza del gioco e delle aree riservate ad esse.

 

Mozione di Zurigo

 

Il consiglio internazionale per il gioco e il giocattolo, riunito a Zurigo nel settembre 1963, ha discusso le più importanti questioni relative al GIOCO ALL’ APERTO, per un sano sviluppo fisico-psichico del bambino, ed ha approvato la seguente mozione conclusiva:
1- I bambini, di ogni gruppo di età, necessitano per il loro armonico sviluppo di uno spazio all’aperto che risponda ai loro bisogni di gioco a di movimento. Il gioco all’aperto contribuisce non solo allo sviluppo fisico ma anche a quello spirituale del bambino e lo educa alla vita sociale.
2- I bambini, in età prescolare, hanno bisogno per i loro giochi di appositi cortili e giardini adiacenti alla loro abitazione, dove essi possano disporre di attrezzatura elementare di gioco. Qualora non sia possibile offrir loro uno spazio esterno, è necessario che la costruzione dei balconi sia studiata in modo da permettere un’ampia visuale e lo svolgimento di attività di gioco senza pericolo.
3- I bambini di tutte le età debbono disporre di spazio per i giochi di movimento su tappeti verdi o piazzali isolati dai pericoli del traffico. Una particolare attenzione meritano, in quanto stimolatori di abilità fisica e di movimento ritmico, gli attrezzi per arrampicata, i dondoli, le altalene ai quali andrà riservata un’ area determinata. I campi di gioco dovranno essere costruiti al centro di zone residenziali e permetteranno al bambino di utilizzare, con vantaggio per la salute e lo spirito, anche brevi periodi di tempo libero.
4- Lo spazio per il gioco e il tempo libero, nel centro di un villaggio o di un quartiere di abitazione, deve essere costruito in modo che in esso venga rispettata l’unità familiare. Esso deve comprendere spazi tranquilli per riposo e ricreazione, zone sportive e spazi per la costruzione di capanne; inoltre essi possono venire uniti agli edifici scolastici. Zone verdi, attraversate da sentieri pedonali, devono separare gli spazi per le attività di gioco dal traffico delle strade, in modo da eliminare i pericoli.
5- I piani regolatori devono prevedere zone verdi e spazi per il gioco e il tempo libero a disposizione dei cittadini. E’ indispensabile che la costruzione di nuovi quartieri non sia permessa senza l’inclusione di tali zone e si prevede che spazi verdi colleghino le abitazioni con gli edifici scolastici comunitari.
6- Per consentire ai bambini, in una società industrializzata le possibilità di gioco, si chiede:
a) Ai genitori: che essi abbiano piena coscienza del diritto dei bambini al gioco;
b) Ai proprietari di case, ai costruttori e imprenditori edili: che essi riservino appositi spazi per il gioco dei bambini;
c) Alle autorità locali: che esse riconoscano al gioco la stessa importanza attribuita al traffico e che assicurino, non solo lo spazio per il parcheggio degli automezzi, ma anche quello per il gioco dei bambini;
d) Agli architetti, agli urbanisti ed agli educatori: che essi si impegnino, a conservare e a incrementare la destinazione di aree per il tempo libero, non solo come fatto estetico, ma anche come reale bisogno dei bambini e delle famiglie;
e) Alle autorità centrali: che esse rivedano, alla luce di questi principi, le norme legislative sull’edilizia scolastica materna, elementare e secondaria, sull’edilizia popolare, sulla pianificazione urbanistica.


Come sappiamo, l’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha negli anni tutelato e garantito i diritti dell’infanzia, sostenendo dunque che non è necessario solo lavorare per ridurre la mortalità infantile e fornire ai bambini dei Paesi in via di sviluppo condizioni di vita migliori, se poi non si garantiscono prospettive.
L’art. 31 della Convenzione internazionale sui diritti dell’Infanzia approvato il 20 novembre 1989 dall’Assemblea Generale dell’O.N.U. ed entrato in vigore il 2 settembre 1990, esprime chiaramente queste caratteristiche fondamentali del diritto al gioco:

 

1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.

 

Se analizziamo quest’articolo possiamo notare due aspetti fondamentali che riguardano la parte educativa: il primo è la relazione che si ha tra diritto allo studio e al gioco che appunto vengono consideranti non contrapposti ma bensì integrati; il secondo aspetto riguarda invece la grande importanza che si attribuisce alle attività corporee e manuali.
Nella scuola dell’infanzia e anche nella scuola elementare il gioco, è accettato come elemento di socializzazione e di formazione, e ad esso si affida una funzione di utilità, mentre nella scuola media non esiste alcuna teoria legata al gioco sia inteso come mezzo socializzazione sia considerato come apprendimento. Nella maggior parte dei casi l’apprendimento viene concepito secondo criteri rigidi, che richiamano a un’idea di educazione, che mette al centro il ragazzo, solo però come un ascoltatore passivo e non come un soggetto globale.
Nonostante però tutte le leggi sui diritti del gioco del bambino, in particolar modo quest’ultimo, ci sono paesi del mondo in cui i bambini ancora adesso vengono sfruttati e di conseguenza tutti quanti i loro diritti vengono per così dire annullati e dimenticati. Lo sfruttamento dei bambini più diffuso è il lavoro minorile ed è un fenomeno che coinvolge i paesi in via di sviluppo o non sviluppati come Asia, Oceania, Europa dell’Est ma soprattutto è diffuso in Colombia e Brasile. Fu con l’inizio della rivoluzione industriale che il lavoro minorile venne sfruttato su larga scala nelle fabbriche, soprattutto tessili, dove i bambini lavoravano fino a 15 ore al giorno e venivano pagati così poco da non poter comprarsi nemmeno il cibo.

 

 

Agli inizi degli anni ’80 i piccoli lavoratori in Asia, Africa e America meridionale erano stimati a circa 5 milioni; ai giorni nostri secondo alcune statistiche sono stimati più 200 milioni di bambini lavoratori. La responsabilità del lavoro minorile va attribuita in primo luogo alla povertà: la maggior parte dei bambini deve lavorare per costruire palloni, scarpe o per cucire abiti. Il lavoro minorile può essere, oltre che la conseguenza, anche la causa di povertà sociale e individuale: per l’appunto in alcuni casi svolgendo attività lavorative, i bambini non hanno la possibilità di frequentare le scuole e quindi rimangono in una condizione di quasi totale analfabetismo, di conseguenza a quest’ultimo fenomeno non potranno difendere i loro diritti. Infatti molto spesso i lavoratori venivano imbrogliati dai padroni, perché analfabeti e non potevano sapere che cosa il proprio padrone gli stava facendo firmare, così cadeva in trappola e doveva stare ai suoi ordini magari per anni o addirittura fino alla sua morte.
Un altro esempio di sfruttamento minorile è il cosiddetto fenomeno del bambino soldato.


In diversi momenti della storia e in molte culture, i minori sono appunto stati coinvolti in campagne militari anche quando la popolazione lo riteneva riprovevole. A partire dagli anni ’70 sono state firmate numerose convenzioni internazionali allo scopo di limitare la partecipazione dei bambini alle guerre e in generale ai vari conflitti, ma nonostante questo, sembra che l’utilizzo dei bambini soldato negli ultimi decenni anziché diminuire sia in aumento.

 

La Lega Internazionale per l’educazione nuova in un Congresso a Londra, nel 1942 arricchì la sua azione di difesa e di promozione dell’Attivismo e della riforma della scuola con il varo di una Carta dell’Infanzia, in cui era data maggiore sostanza e attualità al contenuto delle affermazioni della Dichiarazione di Ginevra del 1924. Proprio nel mezzo delle drammatiche distruzioni operate dalla Seconda Guerra Mondiale, nel momento in cui Londra era bersaglio di intensi bombardamenti che causarono moltissime vittime tra cui anche bambini, venne elaborata una “Carta dell’Infanzia”.
Questo nuovo documento proveniva dall’ambito pedagogico, proclamava la sacralità della persona umana e allargava il proprio sguardo anche ad altre necessità del bambino.
Vieni aggiunto, infatti, il soddisfacimento di bisogni primari, l’indiscriminata applicazione del rispetto di razza, sesso, nazionalità e confessione religiosa.
Sembra impossibile pensare, che nonostante il periodo storico, le continue discriminazioni razziali e religiose che il partito nazionalsocialista emetteva, si stavano elaborando ulteriori carte per il diritto dei bambini al gioco. In un periodo in cui, pochi erano i bambini che avevano questa fortuna immensa che oggi risulta quasi scontata, si iniziava a capire l’importanza del gioco.
E’ bene perciò, prendere in attenzione i primi sei articoli di queste carte, i quali sono quelli  che verranno maggiormente colpiti dalla Seconda Guerra Mondiale:
ART.1   La  personalità  del  bambino  è  sacra.  I  bisogni dell’infanzia devono servire di base ad ogni buon sistema di educazione.
ART.2   Bisogna considerare come dovere primo, nell’uso delle risorse della Nazione, il diritto di ogni bambino ad essere nutrito, vestito, alloggiato.
ART.3   Occorre assicurare ad ogni bambino le cure mediche ed il trattamento di cui ha bisogno.
ART.4   Bisogna facilitare ad ogni bambino, senza distinzione, il  modo  di  accedere  alle  sorgenti  del  sapere  e  della saggezza della sua Nazione.
ART.5   Occorre accordare ad ogni bambino tutto il tempo necessario alla sua formazione scolastica.
ART.6   Occorre che ogni bambino sia in grado di ricevere una formazione religiosa .


Appena qualche anno dopo, viene elaborata un dichiarazione molto importante. Tre anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fu stilata dall’assemblea generale delle nazioni unite, il 10 dicembre del 1948 a Parigi, la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO. Documento storico molto importante prodotto dagli Alleati sull’onda dell’indignazione per le atrocità commesse nella Seconda guerra mondiale, la Dichiarazione fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite insieme al suo stesso Statuto del 1945.
Furono stilati molti articoli, i più significativi per la nostra tesi, sono i seguenti:
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
      1. Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
      1. Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

 

Ci sentiamo in dovere però di specificare che nonostante tutti i provvedimenti e le riforme attuate nel corso degli anni, per salvaguardare i diritti del bambino, ancora oggi sono presenti tristi forme di sfruttamento,che vivono nel silenzio e nella vergogna di tutte le persone di ogni società.
Un esempio significativo di sfruttamento è la prostituzione infantile, sempre più dai paesi dell’est aumenta la richiesta di bambini, ai quali viene privata l’infanzia, vengono inseriti in una realtà cruda, brutta: un incubo. E’ una realtà che vive, che sopravvive nonostante tutti i provvedimenti, nonostante le continue riforme e leggi.
I bambini vengono drogati e rapiti, trasferiti in case chiuse in cui vengono maltrattati e stuprati, l’economia dietro alla prostituzione infantile, sembra impossibile crederci, ma è un’ economia in crescita e sviluppo. E’ squallido pensare che tutto ciò sia vero, che tutto ciò sia permesso in una società che proclama e cerca di salvaguardare i diritti e la vita dei bambini.
Bisogna però specificare anche che tale economia non è mossa solo da grandi boss della mafia europea e da pervertiti. Ma in certi paesi in via di sviluppo, dove i soldi sono un miraggio per la maggior parte delle persone, sono le stesse famiglie che spingono quest’economia, in quanto portano i loro bambini, maschi e femmine che siano, sulla strada. Questo fenomeno avviene soprattutto in Brasile e in generale in Sud America, dove le condizioni economiche sono misere e un modo tra i più sicuri per guadagnare risulta appunto essere la prostituzione minorile.
Questi bambini non conoscono il gioco, fin da piccoli sono stati educati a mettere in primo piano il guadagno, i soldi. Non conoscono altra realtà che la loro.
In conclusione si spera che queste realtà finiscano e che i diritti del bambino e del gioco vengano messi in atto in tutto il mondo, senza eccezioni.

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