Diritti dell’infanzia e diritto al gioco

I DIRITTI AL GIOCO

 

Il 6 gennaio del 1920, su iniziativa del Comitato Internazionale della Croce Rossa, venne fondata a Ginevra l’  ” unione internazionale della Croce Rossa”, che adottò la dichiarazione dei diritti dell’infanzia. Questo testo venne preparato da Elegantine Jebb, una dama della  Croce Rossa che, nel servizio che aveva prestato durante la prima guerra mondiale, era stata molto colpita dalle sofferenze inflitte dalla guerra ai bambini. Elegantine Jebb aveva quindi pensato che fosse necessario affermare alcuni diritti fondamentali propri dei bambini.

Continue reading Diritti dell’infanzia e diritto al gioco

Arte, libri e gioco in Munari

<>

Bruno Munari (1908-1998) non è un pedagogista, ma un architetto, un ideatore dell’immagine.

In diversi suoi libri ha dedicato una parte al bambino.
Durante un’intervista, alla domanda “che cos’è un libro?” ha risposto che è un oggetto fatto con tannti fogli tenuti assieme da una rilegatura; il libro per Munari deve portare il bambino a sorprendersi, a scoprire qualcosa di nuovo e a sviluppare la curiosità. La conoscenza, secondo Munari, è sempre una sorpresa: se si vede quello che già si sa, non c’è sorpresa. Il libro è un “libro aperto”, nel senso che il bambino vede nelle pagine tutto ciò che vuole e può inventare, creare infinite immagini e storie.

 


Il bambino secondo Munari.

 
Secondo Bruno Munari il bambino compie un’esperienza artistica nei  primi anni di vita anche se questo non significa che deve avere capacità grafiche; il bambino, infatti, vuole ricercare nella natura e nella casualità la forma. Bruno Munari offre un’immagine ricca e articolata di bambino.


Continue reading Arte, libri e gioco in Munari

Il gioco tramite materiale strutturato

             ESEGUITA DA:
             Brigada Silvia
             Leonardis Francesca
             Lomartire Vittoria
             Sidri Elisa
             Troiano Alessandra

Introduzione: Le funzioni del gioco nella ricerca psico-sociale e cognitiva.

 
Sin dall’antichità, gli educatori e i filosofi si sono rivelati consapevoli di come il gioco sia una dimensione privilegiata per la crescita del bambino. Gli permette di crearsi un universo parallelo rispetto alla realtà esperita ogni giorno, un universo il cui solo scopo è il piacere: in questo senso, il gioco può essere riferito alla teoria freudiana, secondo la quale, nel corso dello sviluppo psichico, si distinguono il principio di piacere e quello di realtà, l’uno in contrapposizione all’altro. Quando la realtà non è appagante, il fantasticare, manifestazione propria del pensiero primario od originale di qualsiasi esistenza, diviene la via privilegiata per rendere il mondo attorno a sé sopportabile, gradevole, in sintonia con il soggetto. A partire da questa semplice considerazione, si comprende quanto importante sia il gioco, perché mediante le attività ludiche, il bambino impara a gestire il mondo esterno, la realtà, filtrandolo con le armi proprie della fantasia.

Da molti decenni, diversi studiosi si sono interrogati sulla definizione di gioco e sono arrivati alla conclusione che, come per la pressoché totalità dei fenomeni antropici, una singola definizione non può essere data. Tuttavia,si è tentato di individuare taluni tratti comuni alle varie attività svolte dal bambino per chiarire meglio il concetto di gioco:

Continue reading Il gioco tramite materiale strutturato

Winnicott e l’oggetto transizionale.

Donald Winnicott
Cenni biografici su Winnicott
Donald Woods Winnicott nasce nel 1896 a Playmouth in Inghilterra. Dopo aver conseguito il diploma a Cambridge si arruola in marina all’inizio della guerra e viene imbarcato come chirurgo tirocinante. Alla fine della guerra si specializza in pediatria; poi, in seguito alla lettura di Freud decide di iniziare un’analisi. Winnicott elabora una propria originale concezione della psicoanalisi infantile aperta ai diversi influssi. Il modello di Winnicott si basa sull’osservazione rigorosa, di quanto sia importante, nello sviluppo del bambino la relazione con la madre e con l’ambiente circostante. La qualità delle cure materne consente al bambino di passare dalla dipendenza totale all’indipendenza.

Denise Vagnini all’età di due anni sta giocando con un peluche transizionale


Continue reading Winnicott e l’oggetto transizionale.

La narrazione in gioco

Non riteniamo sia possibile formulare una definizione univoca di “narrazione”, tuttavia intendiamo attuare un percorso esplorativo anche se non esaustivo in merito a tale tema.
La nostra società è oggi invasa da numerosissime narrazioni attraverso la tv, i giornali, internet ed altro, nonostante ciò e, forse a causa di questo, abbiamo perso “la capacità di usare il potere delle storie per condividere la saggezza e per costruire un senso della comunità realmente significativo”. Abbiamo talvolta smarrito la consapevolezza che al centro della narrazione “autentica” vi è la capacità di scambiare esperienze, e non la frammentazione e l’omologazione della comunicazione.
Moltissimi autori hanno indagato quali relazioni esistano fra i processi di apprendimento, di comunicazione e la narrazione, pertanto opereremo delle scelte dettate dal nostro interesse primario per l’infanzia e la dimensione ludica.

Francesco Cerutti gioca al telefono e narra così se stesso

Jerome Bruner, uno dei maggiori studiosi di narratologia, ha approfondito il percorso della narrazione quale strada privilegiata per l’apprendimento da parte della mente umana, aprendo numerosi filoni di ricerca tuttora percorsi da molti studiosi. All’interno della narrazione egli ha individuato due scenari, uno dell’azione, l’altro della coscienza. In quest’ultimo emerge ciò che le persone coinvolte nell’azione sanno, pensano e sentono attribuendo alla dimensione psicologica un ruolo dominante.[]   

Continue reading La narrazione in gioco