La trascrizione delle interviste ai nonni

Di seguito riproduciamo le trascrizioni delle interviste ai nostri nonni…

Trascrizione dell’intervista al nonno di Veronica Casellato

R : Un salto nel passato raccontato da mio nonno
Ha settantacinque anni [il nonno annuisce] si chiama Carlo […] e così
ricorda
Nonno con chi giocavi quando eri piccolo?

I : Con i compagni di scuola e i miei amici [sorriso]

R : E quali erano i tuoi giochi preferiti?

I: I miei giochi preferiti erano parecchi […] [cenno con la mano]
[indica il numero uno con il pollice] pattinare sul ghiaccio
[indica il numero due con le dita] arrampicata sulle
[indica il numero tre con le dita] il barilon
[indica il numero quattro con le dita] la palla a terra
[indica il numero cinque con la mano] e il gioco che si chiamava il mondo
Però i miei preferiti erano l’arrampicata sulle piante [cenno con la mano] e la palla a terra
[cenno con la mano]

[…]

Veronica adesso ti spiego i miei due preferiti: l’arrampicata sui pioppi si faceva con dei
calzettoni di lana ruvida [cenno con la mano] tipo quella di pecora [annuisce con gli
occhi] poi sotto un pochino di sabbia e lì si arrampicava sui pioppi, quello che andava
più in alto [gesto: mano verso l’alto] aveva vinto [appoggia la mano al ginocchio]
mentre la palla a terra che si giocava [gesto con la mano] nei campi cioè nei prati
[conferma con la mano] si giocava alla primavera [gesto con la mano] e all’estate [gesto
che indica il passaggio (passaggio di stagione?)] perché si giocava quasi sempre a
piedi nudi perché le scarpe erano scarse.
Si tiravano tre righe [gesto con la mano] una al centro [indica il centro con l’indice] e
una [gesto: dito puntato che si sposta] dall’ [esitazione] .. distante [esitazione] trenta
metri da una parte e dall’altra
In sei ragazzi, quattro al centro [gesto che indica il centro] e due nei laterali
[mano che si sposta ad indicare i laterali]
[mano che si sposta orizzontalmente] con due bastoncini si segnava una specie di porta
e con la palla ai piedi sì perché non saltava, si girava finché uno [gesto: la mano che
sfugge] riusciva ad infilarla dentro da una parte o dall’altra, ogni volta che riusciva ad
infilarla dentro che il portiere non la prendeva era un punto guadagnato [gesto che
indica vittoria: il pugno chiuso che si agita]

[sospiro]

R: E quali erano gli spazi di gioco?

I: Gli spazi di gioco erano in mezzo alla strada perché io abitavo in una frazione e le strade
erano sterrate oppure nei campi [sospiro]

R: E quali oggetti utilizzavate?

I: Pezzi di legno corde sassi palle di pezza e [esitazione] vari.. [esitazione]
[cenno con la testa]

R: Ma costruivi tu i tuoi giochi?

I: [annuisce] In parte li costruivo io e in parte li costruivano i nonni [sorriso]

R: E quando avevi la possibilità di giocare?

I: La possibilità di giocare [esitazione] l’avevo al pomeriggio e alla domenica pomeriggio

R: Ecco ora nonno siamo arrivati alla fine della nostra intervista

I: Va bene Veronica un saluto a te a alla 5AP

R: Ciao!

I: Ciao! [sorriso]

Denise Vagnini

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Intervista a Davidica Tedoldi
(nonna di Marta Guarischi)

Marta: Sono Marta Guarischi e intervisterò mia nonna.
Davidica: Io mi chiamo… sono la nonna di Marta, mi chiamo Davidica Tedoldi e sono nata in un piccolo paesino nella provincia di Cremona.
Marta: Con chi giocavi da piccola?
Davidica: Eeh… con tutte le mie amiche che eravamo sempre in tanti e a volte c’erano anche gli amici, che sono i maschietti.
Marta: Quali erano i giochi che peferivi?
Davidica: Allora, a me piaceva molto giocare con le bambole di pezza e poi si giocava a palla prigion- a pa- con la palla eee la corda che si, si saltava.
Marta: Quali erano gli spazi di gioco?
Davidica: E si giocava sempre in cortile eee oppuree anche d’inverno quando, allora faceva molto freddo e c’erano i fossi che erano ghiacciati e si usa- sii, avevamo gli scarponi con la suola di legno e si facevano come gli sci.
Marta: Quali oggetti utilizzavi?
Davidica: Eeh dunque, quando si giocava in cortile e si facevano le buche per giocaree con le biglie, chi non aveva le biglie usava i bottoni [tossisce] perché perché quando mmh non c’erano i giochi, noi dovevamo inventarli. E quindi si faceva un po’, un po’ di tutto, ognuno, ogni bambino pensava, inventava qualche cosa. Allora…
Marta: Costruivi i tuoi giochi?
Davidica: Eeh si, perché con gli avanzi di stoffa, dei pezzi di stoffa si facevano le bambole, poi gli si faceva i vestitini copiando i nostri vestitini, il il modello e nel frattempo chi era fortunato ad avere una piccola macchina da cucire, si imparava anche a cucire, poi si imparava anche a usare i ferri per lavorare la lana, magari facendoo la sciarpetta per la bambola, o o la gonnellina, altre cose. Ee poi, [si schiarisce la voce] (sussurrando) cos’è che devo dire…
Marta: [ridacchia sottovoce]
Davidica: (sussurrando) non mi ricordo più aspetta… Chi era fortunato ad avere anche tanti pezzettini di stoffa eeh che erano quelli che scartavano le mamme per dei varii, ma bastava anche un asciugamano rotto, si accartocciava, si cuciva e si facevano le palle ehm di pezza, che però non saltavano tanto. Chi era fortunato aveva la palla di gomma e giocavamo o contro il muro e si contava quante volte uno riusciva a giocare con la palla senza… sbagliare, oppure si giocava a palla prigioniera e tanti altri vari giochi.
Marta: Quando avevi la possibilità di giocare?
Davidica: Eeh la possibilità di giocare allora non è che ce n’era tante, però d’estate, quando c’erano le vacanze, e poi mi ricordo che allora si andava aa, si stava a casa a scuola il giovedì, e si andava al sabato però a scuola, e quindi il giovedì era diventato anche un giorno, oltre che di riposo anche di gioco… [fa una pausa] ee poi, eeh a me però mi è sempre molto piaciut- no, ho sbagliato.
Marta: [ride]
Davidica: Eeh però piaceva molto imparare a lavorare di cucito, fare i vestiti, fin da quando ero piccola e poi ho continuato finito le scuole elementari, sono andata a imparare d una sarta, eeh dopo un po’di anni sono diventata anch’io una sarta, con tanta soddisfazione. Mi sono fatta tanti bei vestiti, che ne ho ancora qualcuno di ricordo di allora, non mi vanno più bene ma non fa niente. Tra tuti questi vestiti che io mi sono fatta, mi sono fatta anche il vestito del mio matrimonio, che conservo ancora. Eeh e questo gioco, che a me è sempre piaciuto tanto, è diventato il mio lavoro da adulta, e mi ha dato tantissime soddisfazioni. Eeh peccato che poi ho dovuto smettere per vari motivi, ma comunque se mi… mi siedo e faccio qualcosina, una gonnellina alla Marta sarei ancora capace di farla.

Marina Cammarata ed Eleonora Cherchi

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Intervista alla nonna di Clarissa Bruzzano

 

Clarissa: Ciao nonna
Nonna: Ciao
Clarissa: Ora ti farò un’intervista (ehm) per l’area di progetto 2013/2014
Nonna: (annuisce)
Clarissa: (ehm) Ti presenterai e mi spiegherai (ehm) i giochi che facevi (ehm) quando avevi circa (oh) 8-9 anni. Come ti chiami?
Nonna: Mi chiamoo Omodeo Zorini Margherita nata a Torino, a gennaio compio 80 anni e sono del ‘34
Clarissa: Ok (eeeehmm) allora quali erano (ehm) con chi giocavi quando avevi circa 8 anni?
Nonna: (in sottofondo) Con mia sorella, con i miei cugini.
E allora siamo sfollati (eeh) in tempo di guerra siamo sfollati a Cilavegna a casa dei nonni
Clarissa: (in sottofondo) Ok
Nonna: Allora giocavo con loro (mentre annuisce)
Clarissa: E ma quali erano i giochi preferiti?
Nonna: Eh non so.. giocare con la palla, palla prigioniera.. i quattro cantoni (eeh) si giocava alla casa, .. si ci si costruiva la casa con dei sassi per terra, disegnata oppure (ohm) una copertura, poi andavamo sotto a nasconderci
(Breve silenzio) quelli
Clarissa: Ok e quali erano gli spazi di gioco più..
Nonna: in cortile e poi prato e poi (ehm) andavo con la nonna e i nonni nei campi dove loro (ehm) coltivavano la verdura, coltivavano l’uva (ehm) raccoglievo la frutta e c’erano le galline, le oche, che mi correvano dietro
Clarissa: E rappresentavano un gioco questo?
Nonna: Eh sì.. facevamo arrabbiare le oche e allora le oche ci correvano dietro
Clarissa: Ok (eehm) quali oggetti utilizzavate per giocare?
Nonna: E più di tutto la palla, poi si giocava anche (eh..) con un pezzo di legno (ehl) lo tiravo un al.. un pezzettino piccolo in alto e si dava un colpo con una specie di asticella
Clarissa: E come.. Avevano dei nomi particolari questi giochi?
Nonna: E non me li ricordo più tutti
Clarissa: (ahm)
Nonna: Poi nascondino
Clarissa: (uhm-uhm)
Nonna: E poi andavo in bicicletta (Silenzio) e basta
Clarissa: (eeeehm) quali.. cioè questi giochi che facevate li costruivate voi oppure erano giochi..
Nonna: No no da noi, poi dopo alla sera si si distruggevano, e poi il giorno dopo si rifacevano magari in un altro posto
Clarissa: Per esempio? Che giochi facevate?
(breve silenzio)
Nonna: (Ehh)
Clarissa: Li costruivate?
Nonna: E sempre quelli, il gioco della casa (eh..) il gioco.. non so (ehm) una tettoia per far qualcosa sotto, in un pagliaio anche andavamo
Clarissa: (uhm-uhm)
Nonna: Ci nascondevamo dietro alla paglia.. poi.. ci venivano a cercare
(Breve silenzio)
Clarissa: Ok. Eh quand’è che potevi giocare durante il giorno.. durante la settimana?
Nonna: (in sottofondo) nel pomeriggio, perché alla sera bisognava spegnere tutte le luci perché era il tempo di guerra e c’era sempre un aereoplanino che alla sera passava (ehm) girava dappertutto e noi lo chiamavamo Pippo..
Clarissa: Come mai Pippo?
Nonna: E cosi l’abbiamo battezzato perché tutte le sere arrivava a fare il giro a vedere se era tutto buio
Clarissa: E questo vabbè non rappresentava un gioco?
Nonna: No questo non era un gioco era una paura
Clarissa: Una paura.. ok, grazie mille! E’ finita l’intervista
Nonna: Grazie a te, ciao cara
Clarissa: Ciao nonna

Alessia Contardi e Victoria Bergonzi

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INTERVISTA AL NONNO DI FRANCESCA GIANNINI

Francesca: ” Il papà di mia mamma, Carmelo, è nato in un paesino in provincia di Cosenza e, all’età di otto anni, i giochi che si praticavano erano molto diversi da quelli attuali. Con chi giocavi nonno di solito?  all’età di otto anni”

Nonno: ” Giocavo con i miei compagni coetanei più o meno e si… si facevano tanti giochi, a quei tempi, no? si giocava per esempio a nascondiglio, si giocava con uuu…na specie di oggetto che si chiama: ” perillo” detto ” trottola”, si giocava con un cerchio di ferro e si ruotava ‘sto cerchio di ferro per chilometri e chilometri, si giocava con emm… ahh… a castagne (Francesca: ah ah cenno con la testa in segno di accordo), facendo, noi lo chiamavamo, oh aspetta… va be ( Voce fuori campo: Ca- castelletto, ripete la parola per aiutare il nonno), ah… ca… oh! infatti il castagno al castelletto e si tirava con un’altra castagna che più lo faceva cadere poi si giocava con… la fionda si giocava con delle bottoni dei vestiti di ferro che si chiamavano i formelle e si giocava contro il muro (Francesca: a tirarli contro il muro) è…chi più si avvicinava, la… si si giocava a bocce pure e si giocava pur con (in sottofondo si sente il fuoco scoppiettare) e si giocava pure con dell pezzi di pezzi di pietra no? (Francesca annuisce, il nonno mentre racconta mima il gioco con le mani) schiacciati e si tiravano come se si tirassero i… i… i boccetti (Francesca: ok!) ( nonno parla sottovoce) ”

Francesca: ” ok… emm quali erano i giochi i tuoi giochi preferiti? ”

Nonno: ” beh, i giochi preferiti mii erano rollo rollo là ehmm e giocare a formelle ( il nonno continua a mimare i giochi con le mani) ”

Francesca: ” ok… ehmm.. quali erano gli spazi di giocooo in cuiii… (nonno interrompe) ”

Nonno: ” i spazi di gioco erano, si si giocavano dentro ai portoni dove c’era un portone grande, si si andava a giocare (Francesca uhmuhm) o però oppure per per in mezzo alla piazza si giocava con con questi perillo che diciamo… oppure con questo cerchio, si poteva giocare oppure, che ti dico… cosi, a castelletto di castagne. Però generalmente (Francesca: negli spazi apertiii) gè gioo gioo giocare a battimuro o altre cose si facevano i portoni ”

Francesca : ” ok… ehmm… quali erano gli oggetti utilizzati per giocare? li fabbricavi tu quindi…”

Nonno: ” si ehm, per esempio (Francesca: la fionda) , la fionda, il perillo (Francesca: li fabbrica in legno tu ) si, ee….il fuciletto o il pistoletto… poi che c’era più? (Francesca: la carrozzina!) , la carrozzina… (nonno dà segno di consenso con la testa) fatta con quattro ruote e che si manovrava con i piedi diciamo ah… (nonno mima i giochi con le mani) e uno ti spingeva da dietro… ”

Francesca: ” ok… (nonno interviene: poi sono uscito pure ehh monopattino di legno e li costruivamo pure noi…) quelli, come quelliii attuali diciamo?! (Francesca e il nonno continuano reciproamente a darsi consenso con la testa), (nonno: ecco è) , solo costruiti di legno…. ok… ehh quando avevi la possibilità di giocare? ”

Nonno: ” ah la possibilità di giocare…? domenica, e io gli altri giorni pochissimo perché andavo a scuola la mattina pomeriggio andavo al mestiere, quindi la giornata la si passava cosi, ma di domenica giocavo in continuazione… (Francesca da consenso con la testa, ” ok…. grazie “) prego… (entrambi rivolgono i volti verso la telecamera). ”

Scerra Ilenia, Sidri Elisa.

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