Sintesi delle interviste

Le interviste effettuate da Bruzzano Clarissa, Casellato Veronica, Giannini Francesca e Guarischi Marta ai loro nonni, permettono di enucleare come tra gli anni ’30 e ’40 esistessero diverse tipologie di giochi, alcune delle quali erano comuni a tutte le aree considerate, altri invece erano tipici di singole realtà: tale evidenza deriva, infatti, dalla comparazione fra le Regioni del nord, quali Lombardia e Piemonte, e il sud Italia. A tal proposito, esaminando le interviste di Davidica Teololdi, Margherita Omodeo Zorini e Carlo Boiocchi, ciascuno appartenente a tre differenti realtà settentrionali, possiamo soffermarci sulle analogie: il gioco più diffuso tra i bambini dell’epoca, secondo la loro testimonianza, era palla prigioneria.
Le attività ludiche che emergono durante lo studio dei differenti colloqui risultano essere molteplici ma quelle che sembrano essere in comune almeno tra due dei quattro intervistati sembrano essere: nascondino, pattinaggio sul ghiaccio e svariati giochi che comprendono l’utilizzo della palla come mezzo principale.
Sembrerebbe, a un’indagine comparativa, che il signor Carmelo Sirimarco, unico intervistato del sud Italia giocasse in modo differente rispetto a quelli del nord: egli infatti racconta che i suoi giochi abituali erano le bocce, la fionda, la trottola, il fuciletto o il pistoletto e infine il castagno. Eppure, è noto che per esempio bocce, fionda e trottola siano state e ancora sono giochi diffusi – pur oggi dovendo pensare a una tecnologizzazione del mondo ludico, in verità – in tutte le Regioni d’Italia e non solo. Forse, le esperienze ludiche narrate da diversi nonni risentono non solo e non tanto – o comunque non necessariamente – delle differenze regionali, quanto della dimensione affettiva che lega il nonno o la nonna intervistata al proprio/i gioco/giochi preferiti. Ci si ricorda con maggior piacere delle attività, banalmente, che hanno comportato nel soggetto maggior piacere: sembra quasi un’argomentazione tautologica. In ogni caso, ogni ipotesi ermeneutica a questo riguardo andrebbe ulteriormente giustificata, sebbene tale motivo di analisi è, almeno in questa sede, estranea al lavoro svolto nell’ambito dell’Area di Progetto.
A questo punto risulta doverosa una breve digressione per quanto concerne il gioco del castagno, quanto meno per spiegare ed eliminare eventuali dubbi riguardanti il gioco preso in considerazione.
Esso risulterebbe essere un gioco tipico del sud Italia che vedrebbe come obiettivo principale l’arrampicarsi su un albero di castagno, spronando sia la competività che la capacità fisica del discente. E’ il caso di eseguire una distinzione tra materiali formali e materiali informali.
Ai primi appartengono stoffa, biciclette, bocce mentre ai secondi appartengono legno, bottoni (anche di ferro), pietre, castagne e differenti oggetti in ferro.
Per quanto riguarda gli spazi di gioco prevalgono senza alcun dubbio quelli aperti. Nei paesi, infatti, si preferiva giocare nelle piazze, nelle strade e nei cortili mentre al sud i giovani svolgevano le proprie attività ludiche in campagna, nei campi, nei fossi e nei prati. Risulta essere molto interessante analizzare gli spazi di gioco perché evidenziano il divario che è andato a crearsi nel corso degli anni. Incredibile come meno di un secolo fa i bambini fossero abituati a giocare all’aria aperta, a respirare l’aria pura e a toccare la terra calda mentre oggi siamo circondati da giovani che si alternano tra innumerevoli console trascurando il lato dinamico del gioco e perdendo probabilmente la vera concezione di gioco che piano piano è diventata sempre più flebile con l’avanzare della tecnologia.
La situazione storica non permetteva di poter giocare in qualunque momento, anche perché il fanciullo si doveva dividere tra ambito scolastico e ambito lavorativo; infatti una degli intervistati, Margherita Omodeo Zorini, afferma che l’unico momento disponibile durante l’arco della giornata era il pomeriggio, poiché appena si faceva sera passava nel cielo l’areoplanino, ribattezzato ‘Pippo’. Allora era presente la convinzione che fosse solo uno, in realtà Pippo era il nome con cui venivano comunemente chiamati, durante la seconda guerra mondiale, gli aerei da caccia notturna che effettuavano nel nord Italia delle incursioni. Essi controllavano se dopo il coprifuoco le luci delle case fossero spente e se gli abitanti non fossero ancora in giro per le strade, nel caso in cui tali condizioni non fossero state rispettate, gli aerei in questione agivano con dei bombardamenti. All’epoca, però, Pippo era considerato un vero e proprio simbolo di mistero, di cui nessuno nell’ambiente rurale era a conoscenza della sua vera natura.
Prevalentemente si giocava nelle stagioni calde, la domenica e al pomeriggio. Nel caso di Davidica Teololdi c’era l’occasione di svagarsi anche di giovedì, in quanto vi era una pausa dall’attività scolastica.
Da sempre la guerra è nemica giurata dell’infanzia, poichè con il suo carico di lutti e distruzioni, interrompe tragicamente l’età in cui un essere umano ha un bisogno assoluto di affetto e protezione. Nonostante questo, i bambini non hanno rinunciato allo svago e sopratutto al gioco. La vita che affronta un bambino è incredibilmente ricca di fascino e mistero, per lui non vi è una netta separazione tra il mondo delle cose impossibili e quello delle cose possibili, distinzione che per l’adulto è del tutto realtà, mentre il bambino immagina che tutti i suoi desideri siano realizzabili. Egli vive in una dimensione caratterizzata da fantasia e meraviglia, che niente e nessuno sembra potergli negare e togliere: grazie alla sua creatività riesce a trovare in qualunque situazione delle possibili occasioni di gioco e in ogni materiale un elemento dedicato allo svago. Ma è proprio vero che i bambini la guerra non la sentono e mai l’hanno sentita? La sentono, ma non la capiscono. La guerra per tutti gli eventi tragici e catastrofici che ha portato è sempre stata occultata, per terrore e protezione, ma i bambini la percepiscono: la presenza della guerra è interpretata come uno stato di preoccupazione e paura. Tale incompresione da parte del fanciullo è alla base della sua fantasia industruttibile: nemmeno la guerra è riuscita a privare del tutto quell’incantevole immaginazione dotata di un fascino disarmante che caratterizza la vita dell’infanzia.

Biffi Francesca
Hajdarevic Sabrina
Leonardis Francesca
Metta Stefania
Troiano Alessan

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